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Viva Wyndham Resorts

Retró & glamour a Santo Domingo

23 Agosto, 2019

Tutto da vivere il centro coloniale, con le architetture del Cinquecento, le atmosfere di charme, la vibrante movida notturna. E le sorprese…

Generalmente Santo Domingo si vive come escursione dai resort lungo la costa. Ma la capitale della Repubblica Dominicana merita di essere vissuta per almeno 48 ore; coinvolgente e vibrante, svela tante sfaccettature inaspettate.

Il nostro consiglio è creare un soggiorno che abbini i Viva Wyndham Resorts di Bayahibe e Samaná, pernottando una notte in città nel mezzo delle due località. Si spezza il viaggio e si scopre una gemma.

La Zona Coloniale
Patrimonio dell’Umanità, negli ultimi anni è stata oggetto di un recupero urbanistico che ha valorizzato la grazia delle architetture e aumentato le vie pedonali. C’è parecchio da visitare, con calma, passeggiando lungo Calle las Damas – la più antica, col pavé che resiste dal 1502 – e prendendosi il tempo di trattenersi all’ombra degli alberi fuori dalla Cattedrale Primada de América, con anziani che giocano a domino e venditori ambulanti di caffè al bicchiere, rigorosamente zuccherato. Perché se è vero che stiamo parlando della prima cattedrale edificata nel Nuovo Mondo, con un grandioso soffitto a volta e 14 cappelle laterali, è la dimensione umana che la circonda, a ogni ora, che la rende un punto di riferimento a distanza di cinque secoli. Nel centro storico si ammira solo il positivo del lascito degli Spagnoli, come l’Alcázar de Colón, casa-museo di Diego Colombo, figlio di Cristoforo; molto ben conservato, l’edificio mostra sale e arredi originali dell’epoca. Si affaccia su Plaza de España, che la sera ha un fascino tutto suo, con le luci calde dei lampioni e i tavolini all’aperto.
Il Museo de las Casas Reales ha una storia a sé: voluto dalla Corona Spagnola per alloggiare il primo Tribunale delle Americhe insieme a governatori e capitani delle colonie, è stato trasformato più volte. A inizio 800 divenne sede di alcuni uffici governativi e nel 1976 museo della storia dominicana (1492-1821). Per capire meglio la cultura nazionale è però consigliabile una tappa al Museo del Hombre Dominicano, perché la storia dell’isola non è certo iniziata con gli Spagnoli: furono gli indigeni Taínos a forgiarla. Nel museo ci sono anche le maschere del Carnevale, evento pregnante della tradizione e del folklore; le sfilate più autentiche avvengono ogni febbraio a La Vega.

Lo shopping
Dalla piazza della cattedrale si diparte Calle El Conde, lungo boulevard pedonale punteggiato da caffetterie e negozi di ogni tipo. Il consiglio è una piccola sosta al civico 253, numero che passa facilmente inosservato. La Cafetera, fondata nel 1930 dallo spagnolo Don Benito Paliza, accolse nel ’39 intellettuali e artisti che fuggivano dalla dittatura franchista; a distanza di 77 anni, nulla è cambiato nel caffè. In Calle El Conde ci sono anche locali dove consumare il pranzo a poco prezzo, ad esempio gustando il pica pollo, tipico pollo fritto. Proseguendo, sempre a piedi, si arriva al Mercado Modelo, concentrazione di artigianato locale; fra le corsie di questo mercato coperto si vendono profumate scatole in cedro dipinto e bottiglie di rhum (etichette Barceló, Brugal, Bermudez). Si possono acquistare sigari, perché la Repubblica Dominicana ne produce due terzi della quantità mondiale, oppure il liquore Mama Juana, digestivo a base di erbe. Per chi ama i monili e non può permettersi le montature da gioielleria, le pietre dell’isola sono ambra e larimar; turchese come il cielo, non è prezioso, se non per il fatto che si estrae solo qui. Ci sono gli immancabili cd di merengue, salsa e bachata, che mettono di buonumore. Se piacciono le coloratissime tele naïfs, il consiglio è di salire al piano superiore del mercato; è più buio e disordinato ma espongono gli artisti migliori, soprattutto nella Galeria La Altagracia.

La movida
Uno dei motivi per cui è un peccato stare in città solo qualche ora è che si perderebbe tutto il fascino della notte. La Zona Coloniale ha molti indirizzi raggiungibili a piedi da chi pernotta nel centro storico. Casa de Teatro è un posto veramente speciale. A cinque minuti dalla cattedrale, si viene accolti da due sale dedicate a esposizioni temporanee, di pittura, scultura o fotografia, mentre nel patio si tengono concerti jazz di alto livello; artisti dominicani si esibiscono senza clamore, i concerti sono gratuiti, si paga solo la consumazione. In alternativa si può optare per il Malecón, il lungomare (non balneabile), che si snoda per 14 chilometri e offre tanti locali dove bere una Presidente gelata (la birra icona dell’isola) o ballare un merengue. Nella Santo Domingo dove vive un terzo della popolazione dell’isola, la borghesia si ritrova nei ristoranti della zona moderna, in particolare nei quartieri Piantini e Naco, dove gli arredi di design si accompagnano a piatti raffinati delle gastronomie internazionali: americana e italiana, spagnola e giapponese, creola e cinese.

Gratis o quasi
Fuori dal centro coloniale la metropoli è caotica e trafficata, ma vale la pena salire su un taxi e farsi accompagnare al Museo de Arte Moderno, che oltre alla collezione permanente del XX secolo (a volte traslocata nelle Biennali Internazionali) espone a rotazione opere di artisti centro e sud-americani. Il costo? Circa 1 euro…
È gratuita anche la musica: la domenica all’ora del tramonto appuntamento alle Ruinas de San Francisco. Fra i resti del cinquecentesco monastero francescano, Grupo Bonyé allieta con la sua musica dominicana, che si ascolta e si balla. L’indirizzo è Calle Hostos esquina Tejera.
Da metà ottobre alla fine di gennaio si può assistere al campionato di baseball, lo sport nazionale, al Quisqueya Stadium. L’ingresso alle partite costa da 2 a 20 €, i biglietti si trovano anche nei supermercati, tipo Nacional.